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11 Giugno 2013, Nicola Canestrini

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di Cerniera Stampa Casuale Uomini Della Di Piumino Inverno Del A Maniche Camuffamento Rosso Degli Oggi Lunghe uk Vento S66qR1xEw).

Come è noto, in forza delle previsioni della l. 1 aprile 1981, n. 121 rubricata "Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza" è stato istituito presso il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno un centro elaborazione dati (d'ora innanzi "C.E.D.") che raccoglie vari archivi (nel 2017 erano almeno 64 le banche dati che trattano dati personali , come da nota).

La Corte Europea dei diritti dell'uomo ha peraltro statuito che "lo Stato convenuto sia andato oltre il margine di apprezzamento di cui dispone in materia, in quanto il regime di conservazione, nello schedario in questione, delle impronte digitali di persone Pioggia Donne Vpass Parti Incappucciato Felpa Manicotto Impermeabile Impermeabile Incoerente Blu Giacca Esterno Pullover Solido Antivento Scuro Lungo Superiori Cappotto sospettate di avere commesso dei reati ma non condannate" per vilazione del diritto al risspetto della vita privata e familaire (art. 8 CEDU; MK vs. Francia, 2013, cfr. infra).

In particolare, dal combinato disposto degli artt. 6, comma 1 lett. a) e 7, comma 1 della l. 121/81 citata emerge che nei medesimi archivi sono conservati i dati e le informazioni

1. ricavati da indagini di polizia, ovvero
2. risultanti da documenti della pubblica amministrazione
Pelliccia Colletti Inverno Linyi Lungo Cotone Imbottito Blu Di Giovane Nuovo Giù Folta wvv6zUq3. da sentenze o provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

L'art. 9 della stessa legge consente l'accesso ai dati e la loro utilizzazione agli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti alle forze di polizia, agli ufficiali di pubblica sicurezza, ai funzionari dei servizi di sicurezza e all'autorità giudiziaria per gli accertamenti necessari per i procedimenti in corso e nei limiti stabiliti dalle vigenti leggi processuali, specificando che è vietato l'uso dei dati per finalità diverse da quelle inerenti alla tutela dell'ordine, della sicurezza pubblica e della prevenzione e repressione della criminalità.

Tralasciando in questa sede ogni considerazione sulla creazione di banche dati di "sorveglianza globale" , contenenti oltretutto giudizi sulla stima e la reputazione degli interessati, notizie sulle relazioni familiari ed amichevoli, e notizie "atte a lumeggiare la figura dell'interessato" , ci si vuole soffermare sulla utilizzabilità procedimentale e processuale dei riscontri tratti dal C.E.D.

Si noti peraltro che secondo la Corte Costituzionale italiana la denuncia «è atto che nulla prova riguardo alla colpevolezza o alla pericolosità del soggetto indicato come autore degli atti che il denunciante riferisce», per cui non è possibile far derivare dalla sola denuncia conseguenze pregiudizievoli per il denunciato, in quanto essa comporta soltanto l'obbligo degli organi competenti «a verificare se e quali dei fatti esposti in denuncia corrispondano alla realtà e se essi rientrino in ipotesi penalmente sanzionate, ossia ad accertare se sussistano le condizioni per l'inizio di un procedimento penale» (Corte Costituzionale, sentenza 466/2005 che richiama anche le  sentenze 78/2005 e 173/97).

Peraltro, in un procedimento penale la consultazione degli archivi di polizia può risultare molto utile, se non decisiva, e non solo durante le indagini preliminari: gli estratti del C.E.D. infatti possono essere acquisiti al dibattimento sotto forma di tabulati quali prove documentali.

Si pensi d'altro canto all'utilizzo di tali archivi nei procedimenti amministrativi, ad esempio relativi al rilascio di autorizzazioni di polizia (porto d'armi, ecc.), o relativi alle cd. misure di prevenzione di cui alla l. 1423/56.

E' evidente il pericolo di un grave vulnus dei diritti fondamentali, tra i quali quello alla difesa, che comporta l'utilizzo indiscriminato di tali informazioni, formate senza alcuna possibilità di partecipazione - o di contraddittorio! - dell'interessato o del suo difensore.

In questo senso è intervenuta dunque la disciplina sulla privacy, la quale - con una scelta forse opinabile dal punto di vista sistematico, dato che la sua collocazione naturale parrebbe essere il capo VII del titolo II del libro III del vigente codice di procedura penale rubricato "Sulle prove" - con l'articolo 42 l. 31 dicembre 1996 n. 675 dapprima, ed ora con l'articolo 175 del D.LGS. 30 settembre 2003, n. 196 (T.U. Privacy) ha novellato l'articolo 10 della l.121/1981 che al secondo comma espressamente recita :

I dati e le informazioni conservati negli archivi del Centro possono essere utilizzati in procedimenti giudiziari o amministrativi soltanto attraverso l'acquisizione delle fonti originarie indicate nel primo comma dell' articolo 7 fermo restando quanto stabilito dall' articolo 240 del codice di procedura penale.

In sostanza, in forza della predetta innovazione legislativa, non potranno più essere utilizzati come documenti - ed ovviamente non si potrà tenere conto del loro contenuto -i tabulati ottenuti mediante stampa dei dati contenuti negli elaboratori elettronici del C.E.D., né la prova dei fatti a cui i dati di riferiscono potrà essere ottenuta mediante deposizione testimoniale dei verbalizzanti avente ad oggetto detti dati, ma andranno acquisiti di volta in volta (eventualmente in copia, e quindi soltanto ove ancora esistenti e rintracciabili) le relazioni di servizio dei militari operanti, le denunce o querele presentate, ecc.

Tali fatti, ovviamente, potranno essere altresì essere provati sulla base di deposizioni testimoniali aventi ad oggetto il contenuto di tali "fonti originali" secondo le norme procedurali applicabili .

Qualora invece tali "fonti originali" non siano stati acquisite, le relative informazioni non potranno essere utilizzate, a pena di violazione di legge censurabile (fino) in Cassazione secondo le normative processuali applicabili .

Si pone, per alto verso, e specificatamente per i principi che governano il procedimento penale, il problema della compatibilità del sistema delineato con la presunzione di non colpevolezza di cui al capoverso dell'articolo 27 della Costituzione: è intuitivo che la sola presenza dei cd. precedenti di polizia di cui all'archivio del C.E.D. possa compromettere i diritti individuali del singolo, soprattutto quando il precedente di polizia non sia ancora stato sottoposto al vaglio del giudice naturale o, a fortiori, sia invece sfociato in una assoluzione .

Peraltro, secondo i pressoché unanimi principi enunciati dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, la cancellazione del dato dall'archivio informatico non è consentita neppure quando il procedimento penale si sia esaurito con una sentenza di assoluzione (Cass., Sez. II, 11 febbraio 1994, Moretti), dato che, in questo caso, è possibile soltanto ordinare l'integrazione del dato mediante l'annotazione della intervenuta decisione di proscioglimento (Cass., Sez. IV, 13 aprile 1992, Calia).

Tale indirizzo è stato ribadito in una ulteriore pronuncia con cui è stato precisato che, a norma dell'art. 10 l. 121/81, il tribunale può ordinare la cancellazione dei dati soltanto quando essi siano inesatti o illegittimamente acquisiti, potendo, invece, ordinarsene l'integrazione nell'ipotesi di dati incompleti, come, appunto, si verifica allorché l'incompletezza derivi dalla mancata annotazione dell'esito del procedimento conclusosi con l'archiviazione o il proscioglimento (Cass., Sez. I, 26 febbraio 1996, Somma).

La soluzione prospettata, che trova nella rettifica - rectius: integrazione - del precedente di polizia con la sopravvenuta sentenza assolutoria il punto di equilibrio fra gli interessi coinvolti , sembra non soddisfare appieno, anche perché pare non contrastare sufficientemente la cultura del sospetto, che - si sa - può essere peggiore di ogni certezza.

Come fare in caso di necessità di conoscere eventuali iscrizioni pregiudizievoli al CED, ad esempio perchè serve una autorizzazione di polizia (porto d'armi, licenza di caccia, ..)?

Per verificare quali dati siano trattati:

  1.  fare istanza di acceso al C.E.D. (qui un fac-simile da compilare, firmare e spedire con RAR e documentazione rilevante a 'Direzione centrale della Polizia criminale/Ufficio Tecnico Giuridico e Contenzioso - via Torre di Mezzavia, n. 9 /121 – 00173 Roma);
  2. fare aggiornare l'iscrizione con un eventuale provvedimento successivo favorevole;
  3. per la cancellazione è necessario mettere in conto un iter complesso, ricorso alla Corte europea dei diritti dell'ìUomo compreso.

 Versione completa .pdf

 ***

Vuoi saperne di più sul trattamento di dati personali da parte delle forze di polizia per finalità investigative o giudiziarie?

 Sono almeno 64 i sistemi automatizzati di trattamento dati del Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza.

Sono enumerati dal DECRETO 24 maggio 2017, "Individuazione dei trattamenti di dati personali effettuati dal Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza o da Forze di polizia sui dati destinati a confluirvi, ovvero da organi di pubblica sicurezza o altri soggetti pubblici nell'esercizio delle attribuzioni conferite da disposizioni di legge o di regolamento, effettuati con strumenti elettronici e i relativi titolari, in attuazione dell'articolo 53, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. (17A04275) (GU Serie Generale n.145 del 24-06-2017 - Suppl. Ordinario n. 33)" http://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=17A0427500100010110001&dgu=2017-06-24&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-06-24&art.codiceRedazionale=17A04275&art.num=1&art.tiposerie=SG

Come è disciplinato il riconoscimento facciale per usi investigativi?

  • Intervista ad un operatore di Polizia che descrive sommariamente il S.A.R.I., o sistema automatico di riconoscimento facciale: secondo l’operatrice, nell’Afis Automated Fingerprint Identification System in uso ci sono i dati biometrici di 16 milioni di persone (fra i quali anche i dati di chi è stato ingiustamente condannato, dato che il trattamento dei dati per finalità di polizia anche di chi è stato assolto o archiviato è lecito per 20 anni, salvo proroghe) https://www.youtube.com/watch?v=AuI-NjaJfHE&feature=youtu.be&app=desktop
  • Sistema di riconoscimento faciale SARI: secondo il capitolato di appalto, l’algoritmo pagato 678.000 uro oltre IVA alla società Parsec 3.26, deve essere in grado di generare degli alert quando nel video appaiono individui presenti nella watch-list “a supporto di operazioni di controllo del territorio in occasione di eventi e/o manifestazioni.” Ma: con quale scopo trattare dati di persone che partecipano alle manifestazioni pubbliche (concerti, ma anche cortei, manifestazioni politiche..) senza che sia stato commesso un crimine? https://medium.com/@ORARiccardo/anche-litalia-si-%C3%A8-munita-di-un-sistema-di-riconoscimento-facciale-4a6f4c4e4f3f
  • Il nulla osta del Garante del luglio 2018 recita "Il sistema SARI Enterprise non effettuerà elaborazioni aggiuntive rispetto al AFIS-SSA, ma si limiterà ad automatizzare alcune operazioni che prima richiedevano l'inserimento manuale di connotati identificativi". Il nulla osta del Garante della Privacy sull'utilizzo del SARI in modalità enterprise, ma che non considera la modalità Real-Time, dove il sistema in una area ristretta deve “analizzare in tempo reale i volti dei soggetti ripresi dalle telecamere ivi installate confrontandoli con una watch-list la cui grandezza è dell’ordine delle centinaia di migliaia di soggetti.” https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9040256
  • (link consultati il del 26 settembre 2018)

***

Note di aggiornamento:

La Corte EDU nella sentenza del 18 settembre 2014 BRUNET c Francia (ricorso 21010/10) ha rilevato la violazione dell'art. 8 la conservazione nei registi di polizia di informazioni circa una denuncia e la pendenza di un procedimento penale (poi conclusosi con una mediazione) nell'ordinamento francese perché non proporzionato. 

 

EUROPEAN COURT OF HUMAN RIGHTS 

CINQUIÈME SECTION

AFFAIRE BRUNET c. FRANCE

 

(Requête no 21010/10

ARRÊT

 STRASBOURG

 

Inverno Lungo Cappuccio Con Casual Uomini Giacca Nuovi Linyi Nero RHFq4dq

18 septembre 2014

 

 

Cet arrêt deviendra définitif dans les conditions définies à l?article 44 § 2 de la Convention. Il peut subir des retouches de forme.

 

Giacca Esterno Solido Scuro Incoerente Blu Vpass Cappotto Impermeabile Donne Antivento Felpa Impermeabile Lungo Manicotto Parti Pioggia Superiori Pullover Incappucciato En l?affaire Brunet c. France,

La Cour européenne des droits de l?homme (cinquième section), siégeant en une chambre composée de :

              Mark Villiger, président,
              Ann Power-Forde,
              Ganna Yudkivska,
              Vincent A. De Gaetano,
              André Potocki,
Donne Impermeabile Cappotto Parti Scuro Giacca Esterno Pullover Impermeabile Blu Incoerente Antivento Lungo Incappucciato Manicotto Pioggia Vpass Superiori Felpa Solido
              Helena Jäderblom,
              Ale? Pejchal, juges,
et de Claudia Westerdiek, greffière de section,

Après en avoir délibéré en chambre du conseil le 26 août 2014,

Rend l?arrêt que voici, adopté à cette date :

PROCÉDURE

1.  À l?origine de l?affaire se trouve une requête (no 21010/10) dirigée contre la République française et dont un ressortissant de cet État, M. Francois XavierBrunet (« le requérant »), a saisi la Cour le 29 mars 2010 en vertu de l?article 34 de la Convention de sauvegarde des droits de l?homme et des libertés fondamentales (« la Convention »).

2.  Le requérant a été représenté par Me A. Barlaguet, avocat à Brunoy. Le gouvernement français (« le Gouvernement ») a été représenté par son agent, MmeE. Belliard, directrice des affaires juridiques au ministère des Affaires étrangères.

3.  Invoquant les articles 6, 8, 13 et 17 de la Convention, le requérant se plaint des conditions de sa garde à vue, de l?absence de suites concernant sa plainte, des conséquences de son inscription au fichier STIC et de l?absence de recours contre la décision lui refusant l?effacement de ses coordonnées.

4.  Le 14 septembre 2011, la requête a été communiquée au Gouvernement.

EN FAIT

I.  LES CIRCONSTANCES DE L?ESPÈCE

5.  Le requérant est né en 1959 et réside à Yerres.

6.  Le 10 octobre 2008, une altercation violente eut lieu entre le requérant et sa compagne. Le lendemain, cette dernière déposa plainte auprès du procureur de la République d?Evry. Le requérant fut placé en garde à vue. Il porta plainte à son tour pour violences contre sa concubine. Il fut libéré et convoqué pour médiation pénale le 24 novembre 2008.

7.  Le 12 octobre 2008, le requérant et sa compagne écrivirent au procureur de la République pour exprimer leur désaccord avec la qualification détaillée de l?infraction reprochée au requérant, telle qu?elle figurait dans la convocation pour médiation pénale. Ils contestèrent en particulier les termes « avoir (...) volontairement exercé des violences ...». La médiation alla néanmoins à son terme et la procédure fut classée sans suite. Du fait de sa mise en cause, le requérant fut inscrit dans le système de traitement des infractions constatées (STIC). Par ailleurs, aucune suite ne fut donnée à sa plainte.

8.  Par un courrier du 11 avril 2009, le requérant demanda au procureur de la République du tribunal de grande instance d?Evry de faire procéder à l?effacement de ses données du fichier STIC, estimant que leur enregistrement était infondé, sa concubine s?étant rétractée et ayant présenté sa plainte comme un signal d?alarme des relations conflictuelles du couple.

Impermeabile Incoerente Donne Scuro Vpass Impermeabile Pioggia Manicotto Cappotto Solido Antivento Incappucciato Esterno Blu Pullover Lungo Giacca Felpa Superiori Parti 9. Le 11 mai 2009, le procureur de la République informa le requérant de l?enregistrement de sa demande. Par une décision du 1er décembre 2009, il la rejeta, au motif que la procédure avait « fait l?objet d?une décision de classement sans suite fondée sur une autre cause que : absence d?infraction (...) ou infraction insuffisamment caractérisée (...) ». Le requérant fut informé de ce que cette décision n?était pas susceptible de recours.

II.  LE DROIT ET LA PRATIQUE INTERNES PERTINENTS

10.  L?infraction reprochée au requérant en l?espèce est un délit prévu à l?article 222-13 alinéa 6o du code pénal, dont les dispositions pertinentes se lisent comme suit :

« Les violences ayant entraîné une incapacité de travail inférieure ou égale à huit jours ou n?ayant entraîné aucune incapacité de travail sont punies de trois ans d?emprisonnement et de 45 000 euros d?amende lorsqu?elles sont commises :

(...)

6o  Par le conjoint ou le concubin de la victime ou le partenaire lié à la victime par un pacte civil de solidarité ; (...) »

11.  Le STIC est un fichier qui, bien qu?utilisé dès les années 1990, fut officiellement créé par le décret no 2001-583 du 5 juillet 2001 pris pour l?application des dispositions du troisième alinéa de l?article 31 de la loi no 78-17 du 6 janvier 1978 relative à l?informatique, aux fichiers et aux libertés et portant création du système de traitement des infractions constatées. Des modifications furent apportées par le décret no 2006-1258 du 14 octobre 2006, à la suite de l?entrée en vigueur de la loi no 2003-239 du 18 mars 2003. La loi no 2011-267 du 14 mars 2011 et le décret no 2012?652 du 4 mai 2012 codifièrent ensuite les dispositions relatives à ce fichier aux articles 230-6 et suivants et R. 40-23 et suivants du code de procédure pénale.

12.  Le STIC répertorie les informations provenant des comptes rendus d?enquêtes rédigés à partir des procédures établies par les personnels de la police nationale, de la gendarmerie nationale ou des douanes. Il a pour but de faciliter la constatation des infractions à la loi pénale, le rassemblement des preuves de ces infractions et la recherche de leurs auteurs. Sont inscrites au STIC les personnes à l?encontre desquelles sont réunis, pendant la phase d?enquête, des indices graves ou concordants rendant vraisemblable leur participation à la commission d?un crime, d?un délit ou de certaines contraventions de 5e classe définies dans le décret du 5 juillet 2001. Pour chacune, le fichier mentionne l?identité (nom, nom marital, nom d?emprunt officiel, prénoms, sexe), les surnom et alias, les date et lieu de naissance, la situation familiale, la filiation, la nationalité, l?adresse(s), la(les) profession(s), l?état de la personne, son signalement, et sa photographie, ainsi que les informations non nominatives qui concernent les faits objets de l?enquête, les lieux, dates de l?infraction et modes opératoires, et les informations et images relatives aux objets, y compris celles qui sont indirectement nominatives. Les victimes de ces faits sont également répertoriées.

13.  Le ministère de l?Intérieur est responsable du STIC, sous le contrôle du procureur de la République territorialement compétent.

14.  Les informations concernant un mis en cause majeur sont en principe conservées pendant vingt ans. Par dérogation, elles peuvent l?être pour une durée de cinq, dix ou quarante ans, selon la gravité de l?infraction ou si l?auteur était mineur au moment des faits. Les informations concernant les victimes sont conservées quinze ans au maximum.

15.  Le STIC est accessible à la consultation par les personnels des services de la police nationale, de la gendarmerie nationale et des douanes, individuellement désignés et spécialement habilités à cet effet, par les autres fonctionnaires investis par la loi d?attributions de police judiciaire, sous la même condition d?habilitation et de désignation, et par les magistrats du parquet et les juges d?instruction pour les recherches relatives aux infractions dont ils sont saisis. Il est également ouvert aux organismes de coopération internationale en matière de police judiciaire et aux services de police étrangers, sous certaines conditions. Enfin, il peut être consulté par les personnels chargés d?effectuer certaines enquêtes administratives préalables à la fourniture d?une habilitation ou d?un agrément, ou d?instruire des demandes d?acquisition de la nationalité française, de délivrance et de renouvellement des titres relatifs à l?entrée et au séjour des étrangers, ou encore de nomination et de promotion dans les ordres nationaux.

16.  Les victimes peuvent s?opposer à la conservation de leurs données dès lors que l?auteur a été condamné définitivement. S?agissant des personnes mises en causes, l?article 3 du décret no 2001-583 du 5 juillet 2001 pris pour l?application des dispositions du troisième alinéa de l?article 31 de la loi no 78-17 du 6 janvier 1978 relative à l?informatique, aux fichiers et aux libertés et portant création du système de traitement des infractions constatées se lisait, dans sa version en vigueur à l?époque des faits, comme suit :

« (...) Toute personne mise en cause lors d?une enquête préliminaire, de flagrance ou sur commission rogatoire d?une juridiction d?instruction peut exiger que la qualification des faits finalement retenue par l?autorité judiciaire soit substituée à la qualification initialement enregistrée dans le fichier.

Toute personne ayant bénéficié d?une mesure de classement sans suite pour insuffisance de charges, d?une décision de non-lieu, de relaxe ou d?acquittement devenue définitive peut demander que le fichier soit mis à jour par le responsable du traitement dans les conditions prévues au III de l?article 21 de la loi du 18 mars 2003 susmentionnée compte tenu de ces suites judiciaires.

Ces demandes peuvent être adressées soit directement au procureur de la République territorialement compétent, soit, par l?intermédiaire de la Commission nationale de l?informatique et des libertés, au responsable du traitement qui les soumet au procureur de la République territorialement compétent.

Les personnes morales ne peuvent présenter leur demande que directement auprès du procureur de la République. »

L?article 21 de la loi du 18 mars 2003, disposait quant à lui :

« (...) III. - Le traitement des informations nominatives est opéré sous le contrôle du procureur de la République compétent qui peut demander qu?elles soient effacées, complétées ou rectifiées, notamment en cas de requalification judiciaire. La rectification pour requalification judiciaire est de droit lorsque la personne concernée la demande. En cas de décision de relaxe ou d?acquittement devenue définitive, les données personnelles concernant les personnes mises en cause sont effacées sauf si le procureur de la République en prescrit le maintien pour des raisons liées à la finalité du fichier, auquel cas elle fait l?objet d?une mention. Les décisions de non-lieu et, lorsqu?elles sont motivées par une insuffisance de charges, de classement sans suite font l?objet d?une mention sauf si le procureur de la République ordonne l?effacement des données personnelles. (...) »

17.  Depuis la loi du 14 mars 2011, les dispositions relatives à la rectification et l?effacement des données figurant dans le STIC sont codifiées à l?article 230-8 du code de procédure pénale, dont la version en vigueur au 12 mars 2012 se lit comme suit :

« Le traitement des données à caractère personnel est opéré sous le contrôle du procureur de la République territorialement compétent qui demande qu?elles soient effacées, complétées ou rectifiées, notamment en cas de requalification judiciaire. La rectification pour requalification judiciaire est de droit. Le procureur de la République se prononce sur les suites qu?il convient de donner aux demandes d?effacement ou de rectification dans un délai d?un mois. En cas de décision de relaxe ou d?acquittement devenue définitive, les données personnelles concernant les personnes mises en cause sont effacées, sauf si le procureur de la République en prescrit le maintien pour des raisons liées à la finalité du fichier, auquel cas elle fait l?objet d?une mention. Lorsque le procureur de la République prescrit le maintien des données personnelles relatives à une personne ayant bénéficié d?une décision d?acquittement ou de relaxe devenue définitive, il en avise la personne concernée. Les décisions de non-lieu et, lorsqu?elles sont motivées par une insuffisance de charges, de classement sans suite font l?objet d?une mention, sauf si le procureur de la République ordonne l?effacement des données personnelles. Les autres décisions de classement sans suite font l?objet d?une mention. Lorsqu?une décision fait l?objet d?une mention, les données relatives à la personne concernée ne peuvent faire l?objet d?une consultation dans le cadre des enquêtes administratives prévues aux articles L. 114-1L. 234-1 à L. 234-3du code de la sécurité intérieure et à Intascato Pattern7 Energywomen Lunga Manica Velluto Parka Coulisse Di Metà wqqRvXfrd?orientation et de programmation relative à la sécurité.

Les décisions d?effacement ou de rectification des informations nominatives prises par le procureur de la République sont portées à la connaissance des responsables de tous les traitements automatisés pour lesquels, sous réserve des règles d?effacement ou de rectification qui leur sont propres, ces mesures ont des conséquences sur la durée de conservation des données personnelles.

Le procureur de la République dispose pour l?exercice de ses fonctions d?un accès direct aux traitements automatisés de données à caractère personnel mentionnés à Cappuccio Blu Giga Goku Uomo Dx Invernale Da Guardare Uomini Con Giù Scuro Gli Casuale Giacca Oqfw8TXx. »

18.  De plus, le nouvel article 230-9 du code de procédure pénale a institué un magistrat référent chargé de suivre la mise en ?uvre et la mise à jour des traitements automatisés de données à caractère personnel. Il dispose des mêmes pouvoirs d?effacement, de rectification ou de maintien des données personnelles que le procureur de la République. Il peut agir d?office ou sur requête des particuliers et se prononce sur les suites qu?il convient de donner aux demandes d?effacement ou de rectification dans un délai d?un mois.

19.  Enfin, par un arrêt du 17 juillet 2013, le Conseil d?État a jugé que « les décisions en matière d?effacement ou de rectification, qui ont pour objet la tenue à jour [du STIC] et sont détachables d?une procédure judiciaire, constituent des actes de gestion administrative du fichier et peuvent faire l?objet d?un recours pour excès de pouvoir devant le juge administratif ». Il s?agissait en l?espèce d?une décision du procureur de la République de Paris refusant l?effacement des mentions d?une personne.

EN DROIT

I.  SUR LA RECEVABILITÉ

20.  Invoquant les articles 6 et 17 de la Convention, le requérant se plaint du déroulement de l?enquête et de la garde à vue dont il a fait l?objet, ainsi que de l?absence de suites données à la plainte qu?il a lui-même déposée contre sa compagne.

21.  La Cour observe que le requérant n?a pas soulevé ces griefs devant les juridictions internes. Il s?ensuit que cette partie de la requête doit être rejetée pour non-épuisement des voies de recours internes, en application de l?article 35 §§ 1 et 4 de la Convention.

22.  Par ailleurs, invoquant l?article 8 en substance, ainsi que l?article 13, le requérant critique son inscription au STIC.

23.  La Cour constate que ce grief n?est pas manifestement mal fondé au sens de l?article 35 § 3 a) de la Convention. Elle relève par ailleurs qu?il ne se heurte à aucun autre motif d?irrecevabilité. Il convient donc de le déclarer recevable.

Scuro Pullover Vpass Parti Incoerente Esterno Lungo Impermeabile Manicotto Antivento Solido Giacca Blu Impermeabile Cappotto Pioggia Superiori Felpa Donne Incappucciato II.  SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L?ARTICLE 8 DE LA CONVENTION

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24.  Le requérant allègue que son inscription au STIC constitue une violation de la Convention, invoquant en substance son article 8, dont les dispositions se lisent comme suit :

« 1.  Toute personne a droit au respect de sa vie privée et familiale, de son domicile et de sa correspondance.

2.  Il ne peut y avoir ingérence d?une autorité publique dans l?exercice de ce droit que pour autant que cette ingérence est prévue par la loi et qu?elle constitue une mesure qui, dans une société démocratique, est nécessaire à la sécurité nationale, à la sûreté publique, au bien?être économique du pays, à la défense de l?ordre et à la prévention des infractions pénales, à la protection de la santé ou de la morale, ou à la protection des droits et libertés d?autrui. »

Incoerente Cappotto Pullover Donne Felpa Esterno Solido Giacca Pioggia Scuro Blu Parti Antivento Lungo Impermeabile Impermeabile Manicotto Superiori Incappucciato Vpass 25.  Le Gouvernement conteste cette thèse.

A.  Arguments des parties

1.  Le requérant

26.  Le requérant qualifie son inscription au STIC de diffamatoire et outrageante. Il estime subir un préjudice du fait que, dans l?hypothèse d?une séparation avec sa compagne, la consultation du fichier pourrait conduire à un rejet de sa demande de garde de son enfant.

27.  Enfin, le requérant considère que l?absence de recours contre la décision du 1er décembre 2009 est contraire à la Convention. Il estime que son auteur, le procureur de la République, n?est pas un magistrat indépendant et qu?il se soumet aux directives du Gouvernement qui visent à généraliser le fichage des citoyens.

2.  Le Gouvernement

28.  Le Gouvernement considère que la nature de l?atteinte à l?article 8 alléguée n?est pas précisée par le requérant. Il concède que l?inscription de l?identité de ce dernier au STIC constitue une ingérence dans son droit au respect de sa vie privée, mais précise que cette dernière était prévue par la loi, poursuivait un but légitime et était nécessaire dans une société démocratique.

29.  Le Gouvernement fait valoir que toute personne inscrite au STIC peut solliciter l?effacement ou la mise à jour des données la concernant auprès du procureur de la République. Il estime que ce recours est effectif, au regard de la nature limitée de l?ingérence. A cet égard, il rappelle que seuls sont répertoriés l?état civil du requérant et les données en relation avec l?infraction, ces éléments n?étant accessibles qu?à un nombre limité de personnes habilitées, pendant une durée de vingt ans justifiée par la nature et la gravité des faits reprochés, ainsi que par l?utilité de ces informations pour permettre au parquet d?apprécier l?opportunité des poursuites en cas de nouvelle mise en cause pour des faits similaires.

30.  Par ailleurs, le Gouvernement souligne que le requérant dispose, depuis la loi du 14 mars 2011, de la possibilité de s?adresser au magistrat référent instauré à l?article 230-9 du code de procédure pénale, afin de transformer son « inscription » en simple « mention ».

B.  Appréciation par la Cour

1.  L?existence de l?ingérence

31.  La Cour constate d?emblée que l?inscription au STIC des données relatives au requérant a constitué une ingérence dans son droit à la vie privée, ce qui n?est pas contesté par le Gouvernement.

2.  Justification de l?ingérence

a)  Base légale et but légitime

32.  La Cour observe que cette ingérence était « prévue par la loi » et qu?elle poursuivait les « buts légitimes » de défense de l?ordre, de prévention des infractions pénales, et de protection des droits d?autrui.

b)  Nécessité de l?ingérence

i.  Les principes généraux

33.  Il lui reste donc à examiner la nécessité de l?ingérence au regard des exigences de la Convention, qui commandent qu?elle réponde à un « besoin social impérieux » et, en particulier, qu?elle soit proportionnée au but légitime poursuivi et que les motifs invoqués par les autorités nationales pour la justifier apparaissent « pertinents et suffisants » (voir, notamment, M.K. c. France, no 19522/09, § 33, 18 avril 2013).

34.  S?il appartient tout d?abord aux autorités nationales de juger si toutes ces conditions se trouvent remplies, c?est à la Cour qu?il revient de trancher en définitive la question de la nécessité de l?ingérence au regard des exigences de la Convention (Coster c. Royaume-Uni [GC], no 24876/94, § 104, 18 janvier 2001, et S. et Marper c. Royaume-Uni [GC], nos 30562/04 et 30566/04, § 101, CEDH 2008). Une certaine marge d?appréciation, dont l?ampleur varie et dépend d?un certain nombre d?éléments, notamment de la nature des activités en jeu et des buts des restrictions, est donc laissée en principe aux États dans ce cadre (voir, notamment, Klass et autres c. Allemagne, 6 septembre 1978, § 49, série A no 28, Smith et Grady c. Royaume-Uni, nos 33985/96 et Giubbotto Formato Più Pulsante Di Jeans giù Denim Pelo Nero Del Girano Xinheo Uomini Corto Rq0CZZ, § 88, CEDH 1999-VI, Gardel c. France, no 16428/05, B.B. c. France, no Sottile Di Casuale Lunghezza A Nuovo Lana Cappotto Cappuccio Kaki Arredata Del Metà Diviso Donne Parka Eku Agnello q0xwf88, et M.B. c. France, no 22115/06, 17 décembre 2009, respectivement §§ 60, 59 et 51). Cette marge est d?autant plus restreinte que le droit en cause est important pour garantir à l?individu la jouissance effective des droits fondamentaux ou d?ordre « intime » qui lui sont reconnus (Connors c. Royaume-Uni, no 66746/01, § 82, 27 mai 2004, et S. et Marper, précité, § 102). En revanche, lorsqu?il n?y a pas de consensus au sein des États membres du Conseil de l?Europe, que ce soit sur l?importance relative de l?intérêt en jeu ou sur les meilleurs moyens de le protéger, la marge d?appréciation est plus large (Dickson c. Royaume-Uni [GC], no Incappucciati Trapuntato blau Invernale Marchi Parka Moda Giacca Di Cappotto Caldo Giù B Uomini Bolawoo EnqpR, § 78, CEDH 2007?XIII).

35.  La protection des données à caractère personnel joue un rôle fondamental pour l?exercice du droit au respect de la vie privée et familiale consacré par l?article 8 de la Convention. La législation interne doit donc ménager des garanties appropriées pour empêcher toute utilisation de données à caractère personnel qui ne serait pas conforme aux garanties prévues dans cet article. Cette nécessité se fait d?autant plus sentir lorsqu?il s?agit de protéger les données à caractère personnel soumises à un traitement automatique, en particulier lorsque ces données sont utilisées à des fins policières. Le droit interne doit notamment s?assurer que ces données sont pertinentes et non excessives par rapport aux finalités pour lesquelles elles sont enregistrées, et qu?elles sont conservées sous une forme permettant l?identification des personnes concernées pendant une durée n?excédant pas celle nécessaire aux finalités pour lesquelles elles sont enregistrées. Le droit interne doit aussi contenir des garanties de nature à protéger efficacement les données à caractère personnel enregistrées contre les usages impropres et abusifs (S. et Marper c. Royaume-Uni, précité, § 103, Gardel c. France, précité, § 62, CEDH 2009, et M.K. c. France, précité, § 35).

36.  Pour apprécier le caractère proportionné de la durée de conservation des informations au regard du but poursuivi par leur mémorisation, la Cour tient compte de l?existence ou non d?un contrôle indépendant de la justification de leur maintien dans le système de traitement, exercé sur la base de critères précis tels que la gravité de l?infraction, les arrestations antérieures, la force des soupçons pesant sur la personne ou toute autre circonstance particulière (S. et Marper c. Royaume-Uni, précité, § 119, et B.B. c. France, précité, § 68).

37.  Enfin, il appartient à la Cour d?être particulièrement attentive au risque de stigmatisation de personnes qui, à l?instar du requérant, n?ont été reconnues coupables d?aucune infraction et sont en droit de bénéficier de la présomption d?innocence. Si, de ce point de vue, la conservation de données privées n?équivaut pas à l?expression de soupçons, encore faut-il que les conditions de cette conservation ne leur donne pas l?impression de ne pas être considérés comme innocents (S. et Marper, précité, § 122, et M.K., précité, § 36).

ii.  L?application des principes susmentionnés au cas d?espèce

38.  La Cour observe d?emblée que le requérant se plaint d?une atteinte susceptible d?être portée à sa vie privée et familiale du fait de son inscription au fichier, dans le cadre d?une éventuelle procédure devant le juge aux affaires familiales relative au droit de garde de son enfant. Or, elle constate que ce magistrat ne figure pas parmi les personnes ayant accès au fichier concerné. La situation dénoncée par le requérant n?est donc pas susceptible de se produire.

39.  En revanche, s?agissant du caractère outrageant invoqué, la Cour note que si les informations répertoriées au STIC ne comportent ni les empreintes digitales (à la différence du fichier automatisé des empreintes digitales ? voir M.K., précité) ni le profil ADN des personnes, elles présentent néanmoins un caractère intrusif non négligeable, en ce qu?elles font apparaître des éléments détaillés d?identité et de personnalité en lien avec des infractions constatées, dans un fichier destiné à la recherche des infractions.

40.  En outre, la Cour relève que le requérant a bénéficié, à la suite de la médiation pénale, d?un classement sans suite justifiant qu?il reçoive un traitement différent de celui réservé à une personne condamnée, afin d?éviter tout risque de stigmatisation (S. et Marper, précité, § 22, et M.K., précité, § 42). À ce titre, elle observe que depuis la loi du 14 mars 2011, l?article 230-8 du code de procédure pénale dispose que, dans une telle hypothèse, le classement sans suite doit faire l?objet d?une mention sur la fiche enregistrée au STIC et les données relatives à la personne concernée ne peuvent alors plus être consultées dans le cadre de certaines enquêtes administratives. En l?espèce, la Cour ignore si la décision du ministère public a été effectivement inscrite parmi les informations concernant le requérant. Néanmoins, elle constate qu?en tout état de cause cette mesure n?a pas d?effet sur la durée de conservation de la fiche, qui est de vingt ans. Or, elle considère que cette durée est importante, compte tenu de l?absence de déclaration judiciaire de culpabilité et du classement sans suite de la procédure après le succès de la médiation pénale. Il lui appartient donc de s?interroger sur le caractère proportionné d?un tel délai, en tenant compte de la possibilité pour l?intéressé de demander l?effacement anticipé des données (voir mutatis mutandis, M.K., précité, § 45).

41.  À cet égard, la Cour relève que la loi, dans sa version applicable à l?époque des faits comme dans celle en vigueur, ne donne au procureur le pouvoir d?ordonner l?effacement d?une fiche que dans l?hypothèse d?un non-lieu ou d?un classement sans suite motivé par une insuffisance des charges, outre les cas de relaxe ou d?acquittement pour lesquels l?effacement est de principe mais où il peut prescrire le maintien des données au STIC. En l?espèce, pour rejeter la demande présentée à cette fin par le requérant, le procureur de la République d?Evry a appliqué strictement ces dispositions et s?est borné à constater que la procédure concernée avait fait l?objet d?une décision de classement sans suite fondée sur une autre cause que l?absence d?infraction ou son caractère insuffisamment caractérisé. Il n?avait donc pas compétence pour vérifier la pertinence du maintien des informations concernées dans le STIC au regard de la finalité de ce fichier, ainsi que des éléments de fait et de personnalité. La Cour estime qu?un tel contrôle ne saurait passer pour effectif, l?autorité chargée de l?exercer n?ayant pas de marge d?appréciation pour évaluer l?opportunité de conserver les données.

42.  De même, elle note qu?à l?époque des faits la décision du procureur de la République n?était susceptible d?aucun recours. Certes, d?une part, le droit interne permet désormais à l?intéressé d?adresser une nouvelle demande au magistrat référent visé à l?article 230-9 du code de procédure pénale, comme le soutient le Gouvernement. La Cour observe néanmoins que le texte précise que ce magistrat « dispose des mêmes pouvoirs d?effacement, de rectification ou de maintien des données personnelles (...) que le procureur de la République». Aux yeux de la Cour, un tel recours ne présente donc pas le caractère d?effectivité nécessaire, l?autorité décisionnaire ne disposant d?aucune marge d?appréciation quant à la pertinence du maintien des informations au fichier, notamment lorsque la procédure a été classée sans suite après une médiation pénale, comme en l?espèce. D?autre part, la jurisprudence récente du Conseil d?État reconnaît la possibilité d?exercer un recours pour excès de pouvoir contre les décisions du procureur en matière d?effacement ou de rectification, qui ont pour objet la tenue à jour du STIC et sont détachables d?une procédure judiciaire (paragraphe 19 ci-dessus). Cependant, la Cour constate que cette faculté n?était pas reconnue à l?époque des faits, le requérant s?étant vu expressément notifier l?absence de toute voie de contestation ouverte contre la décision du procureur du 1er décembre 2009.

43.  Ainsi, bien que la conservation des informations insérées dans le STIC soit limitée dans le temps, il en découle que le requérant n?a pas disposé d?une possibilité réelle de demander l?effacement des données le concernant et que, dans une hypothèse telle que celle de l?espèce, la durée de vingt ans prévue est en pratique assimilable, sinon à une conservation indéfinie, du moins à une norme plutôt qu?à un maximum (M.K., précité).

44.  En conclusion, la Cour estime que l?État défendeur a outrepassé sa marge d?appréciation en la matière, le régime de conservation des fiches dans le STIC, tel qu?il a été appliqué au requérant, ne traduisant pas un juste équilibre entre les intérêts publics et privés concurrents en jeu. Dès lors, la conservation litigieuse s?analyse en une atteinte disproportionnée au droit du requérant au respect de sa vie privée et ne peut passer pour nécessaire dans une société démocratique.

45.  Il y a donc eu violation de l?article 8 de la Convention.

III.  SUR LA VIOLATION ALLÉGUÉE DE L?ARTICLE 13 DE LA CONVENTION

46.  Le requérant allègue aussi la violation de l?article 13 de la Convention, ainsi libellé :

« Toute personne dont les droits et libertés reconnus dans la (...) Convention ont été violés, a droit à l?octroi d?un recours effectif devant une instance nationale, alors même que la violation aurait été commise par des personnes agissant dans l?exercice de leurs fonctions officielles. »

47.  Compte tenu de la conclusion qui précède (paragraphe 38 ci-dessus), la Cour estime ne pas devoir se prononcer sur le grief en question (voir, notamment, Lambert c. France, 24 août 1998, § 43, Recueil des arrêts et décisions 1998?V).

IV.  SUR L?APPLICATION DE L?ARTICLE 41 DE LA CONVENTION

48.  Aux termes de l?article 41 de la Convention,

« Si la Cour déclare qu?il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d?effacer qu?imparfaitement les conséquences de cette violation, la Cour accorde à la partie lésée, s?il y a lieu, une satisfaction équitable. »

49.  Le requérant réclame 8 000 euros (EUR) au titre du préjudice matériel et moral qu?il aurait subi.

50.  Le Gouvernement observe que l?essentiel des éléments constitutifs de préjudice invoqués par le requérant se rapportent aux griefs liés aux conditions alléguées de sa garde à vue et de l?enquête. Il ajoute que, s?agissant de l?inscription au STIC, le requérant ne fournit aucun élément d?explication sur la consistance de son préjudice moral. Il estime qu?un constat de violation constitue une réparation suffisante du préjudice invoqué.

51.  La Cour observe que le requérant n?explique pas en quoi a constitué le préjudice matériel subi du fait de son inscription au STIC. Elle estime cependant que le requérant a subi un tort moral certain et, statuant en équité comme le veut l?article 41, lui accorde à ce titre la somme de 3 000 EUR.

PAR CES MOTIFS, LA COUR, À L?UNANIMITÉ,

1.  Déclare la requête recevable quant aux griefs tirés de la violation des articles 8 et 13 et irrecevable pour le surplus ;

 

Degli Giacca Uomini Calda Moda Linyi Verso Nero Casuale Il Basso Inverno wXOEORqP

2.  Dit qu?il y a eu violation de l?article 8 de la Convention ;

 

3.  Dit qu?il n?y a pas lieu d?examiner le grief tiré de l?article 13 de la Convention ;

 

4.  Dit

Solido Donne Scuro Cappotto Impermeabile Pullover Blu Superiori Lungo Giacca Esterno Incappucciato Felpa Parti Incoerente Pioggia Impermeabile Manicotto Antivento Vpass a)  que l?État défendeur doit verser au requérant, dans les trois mois à compter du jour où l?arrêt sera devenu définitif conformément à l?article 44 § 2 de la Convention, 3 000 EUR (trois mille euros) pour dommage moral, plus tout montant pouvant être dû à titre d?impôt ;

 

b)  qu?à compter de l?expiration dudit délai et jusqu?au versement, ces montants seront à majorer d?un intérêt simple à un taux égal à celui de la facilité de prêt marginal de la Banque centrale européenne applicable pendant cette période, augmenté de trois points de pourcentage ;

 

5.  Rejette la demande de satisfaction équitable pour le surplus.

Fait en français, puis communiqué par écrit le 18 septembre 2014, en application de l?article 77 §§ 2 et 3 du règlement.

              Claudia Westerdiek              Mark Villiger
              Greffière              Président

 

 

 

Corte Costituzionale - sentenza 14-28 dicembre 2005, n. 466 Presidente Marini - Relatore Amirante

Ritenuto in fatto

1. Nel corso di un procedimento penale a carico di un cittadino macedone imputato del reato di cui all?articolo 13, comma 13 bis, secondo periodo, del D.Lgs 286/98 (TU delle disposizioni concernenti la disciplina dell?immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall?articolo 12 della legge 189/02 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), il Tribunale di Gorizia, con ordinanza del 4 agosto 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale del predetto articolo 13, comma 13 bis, in riferimento agli articoli 2, 3 e 27 della Costituzione.

Osserva il remittente che, nel procedimento penale sottoposto al suo giudizio, il cittadino macedone è imputato del reato di cui alla norma impugnata perché, denunciato in Gorizia per il reato di cui all?articolo 13, comma 13, del D.Lgs 286/98 ed espulso con decreto prefettizio del 1° novembre 2002, aveva fatto reingresso nel nostro Paese. Nell?ambito del procedimento in corso l?imputato ha avanzato richiesta di patteggiamento della pena con l?accordo del pubblico ministero, ma il Tribunale ritiene di dover sollevare d?ufficio la presente questione in quanto, fermo restando che il fatto contestato appare riconducibile alla fattispecie in esame, dalla risoluzione della questione dipende l?accoglimento o meno della proposta di pena concordata.

Ciò premesso, il Tribunale rileva che i commi 13 e 13 bis dell?articolo 13 del D.Lgs 286/98 prevedono due distinte ipotesi di reato, stabilendo, nel primo caso (rientro nel territorio dello Stato dopo il decreto prefettizio di espulsione), la pena dell?arresto da sei mesi ad un anno e, nel secondo (violazione del divieto di reingresso su ordine del giudice), la reclusione da uno a quattro anni. Sempre con la reclusione da uno a quattro anni è poi sanzionato, dal secondo periodo del comma 13 bis, il reingresso nel territorio nazionale dello straniero «già denunciato per il reato di cui al comma 13 ed espulso». In quest?ultimo caso, ad avviso del remittente, viene considerato elemento costitutivo di un delitto il dato «che taluno abbia riportato una denuncia (proveniente da qualsiasi fonte) per un precedente presunto illecito penale, in relazione al quale non vi è stata ancora una pronuncia di condanna definitiva»; il che pare in evidente contrasto con l?articolo 27, secondo comma, Costituzione, che prevede la cosiddetta ?presunzione di non colpevolezza?. La disposizione censurata, invece, senza imporre alcuna forma di verifica sull?esito effettivo della denuncia, per di più per un reato contravvenzionale, ignora che alla medesima potrebbe fare seguito una decisione assolutoria.

Ad avviso del giudice a quo, inoltre, la norma impugnata è in contrasto anche con gli articoli 2 e 3 Costituzione, per due ordini di ragioni: 1) perché non pare giustificata l?equiparazione da essa operata tra la condotta di chi rientri illegalmente nel territorio dello Stato in violazione di un provvedimento di espulsione adottato dall?autorità giudiziaria e quella di colui che vi rientri essendo stato espulso dal prefetto, e ciò per il solo fatto di essere stato denunciato per un precedente reato contravvenzionale; 2) perché sembra irragionevole la previsione di un diverso trattamento operato nei confronti dei presunti autori della medesima condotta materiale e formale (rientro illegale nel territorio dello Stato in violazione di un provvedimento di espulsione adottato dal prefetto), a seconda del fatto che essi siano stati o meno denunciati in precedenza per l?illecito contravvenzionale citato, in quanto essi «incorrono» in un delitto nel primo caso ed in una mera contravvenzione nel secondo.

2. È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall?Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata. Osserva l?Avvocatura che le fattispecie criminose di cui agli articoli 13 e 13 bis del D.Lgs 286/98 non sono fra loro paragonabili, in quanto nell?un caso si è in presenza di rientro dopo la prima espulsione e nell?altro di rientro dopo la seconda espulsione. Quanto alla dedotta violazione dell?articolo 27 Costituzione, l?Avvocatura rileva che l?elemento della denuncia riveste un ruolo secondario nella configurazione dell?ipotesi di reato contestata dal remittente, perché ciò che assume peso decisivo è il fatto del reingresso dopo la seconda espulsione, rispetto al quale la denuncia è soltanto un «antecedente logico prima ancora che giuridico».

Considerato in diritto

1. Il Tribunale di Gorizia in composizione monocratica solleva, in riferimento agli articoli 2, 3 e 27 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell?articolo 13, comma 13 bis, secondo periodo, del D.Lgs 286/98 (Tu delle disposizioni concernenti la disciplina dell?immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall?articolo 12 della legge 189/02 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo). Nell?ordinanza di rimessione si premette che l?articolo 13 del d.lgs 286/98 prevede la pena dell?arresto e l?espulsione con accompagnamento alla frontiera per lo straniero che, essendo stato espulso dal territorio dello Stato, vi rientri senza una speciale autorizzazione del ministro dell?Interno. Ciò posto, il remittente sostiene che la norma censurata ? la quale commina la reclusione da uno a quattro anni allo straniero che, essendo stato denunciato ed espulso per il reato di cui all?articolo 13, comma 13, faccia reingresso nel territorio nazionale ? violi i suindicati parametri costituzionali, in quanto irragionevolmente attribuisce alla mera circostanza dell?avvenuta denunzia per il reato di reingresso l?efficacia di trasformare in grave delitto un comportamento altrimenti costituente reato contravvenzionale.

2. Occorre premettere che, successivamente all?ordinanza di rimessione, il quadro normativo è stato modificato dall?articolo 1, comma 2ter, del Dl 241/04 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 271/04. Per quanto specificamente interessa la questione in esame, la sanzione prevista per il reato oggetto del giudizio a quo è stata aggravata nel massimo (da quattro a cinque anni di reclusione) ed il reato previsto dall?articolo 13, comma 13, anche in riferimento al quale il Tribunale di Gorizia ha motivato le sue censure, è stato trasformato da contravvenzione in delitto, con la previsione della pena della reclusione da uno a quattro anni. Tali modifiche, tuttavia, non impongono la restituzione degli atti al giudice remittente in quanto, comportando un aggravamento della posizione dell?imputato ? in via immediata per effetto dell?aggravamento della pena ed in via mediata, ma pur sempre rilevante, in conseguenza delle modifiche del quadro normativo di riferimento ? esse non sono applicabili al processo a quo, ai sensi dell?articolo 2, comma, 3 del Cp.

Parti Felpa Impermeabile Incoerente Antivento Manicotto Cappotto Pullover Blu Esterno Pioggia Superiori Impermeabile Scuro Solido Lungo Vpass Giacca Incappucciato Donne 3. La questione riguarda, pertanto, la disposizione nel testo vigente al momento della commissione del fatto contestato e quale viveva nel quadro normativo allora esistente; così individuata nel suo oggetto, essa è fondata con riferimento all?articolo 3 della Costituzione. Questa Corte ha recentemente ribadito che la denuncia «è atto che nulla prova riguardo alla colpevolezza o alla pericolosità del soggetto indicato come autore degli atti che il denunciante riferisce» (v. sentenza 78/2005, ma cfr. anche la sentenza 173/97). Di conseguenza, si è ritenuto che non sia possibile far derivare dalla sola denuncia conseguenze pregiudizievoli per il denunciato, in quanto essa comporta soltanto l?obbligo degli organi competenti «a verificare se e quali dei fatti esposti in denuncia corrispondano alla realtà e se essi rientrino in ipotesi penalmente sanzionate, ossia ad accertare se sussistano le condizioni per l?inizio di un procedimento penale». Il legislatore del 2002 formulò la disposizione in scrutinio, con riguardo al sistema normativo all?epoca vigente, trasformando in delitto una fattispecie contravvenzionale per il solo fatto che lo straniero rientrato in Italia fosse stato denunciato per la contravvenzione di reingresso nel territorio nazionale senza autorizzazione ministeriale. Né alcun rilievo può avere la circostanza che alla denuncia era collegata anche l?espulsione perché, nel regime antecedente la sentenza di questa Corte 222/04, l?espulsione con accompagnamento alla frontiera era eseguita anche prima dell?eventuale convalida, sicché neppure sotto tale profilo la denuncia era soggetta ad alcuna delibazione.

Deve essere quindi dichiarata l?illegittimità costituzionale della disposizione censurata nel testo vigente prima delle modifiche introdotte con il Dl 241/04, convertito con modifiche nella legge 271/04. Restano assorbiti tutti gli altri profili di censura.

PQM

La Corte costituzionale dichiara l?illegittimità costituzionale dell?articolo 13, comma 13 bis, secondo periodo, del D.Lgs 286/98 (Tu delle disposizioni concernenti la disciplina dell?immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), risultante dalle modifiche introdotte nel testo dall?articolo 12 della legge 189/02 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo).

 

 ***

Garante della Privacy, Provvedimento 23 febbraio 2017, n. 74

Parere sullo schema di decreto del Ministero dell'interno per l'attuazione dell'art. 53 del Codice in materia di protezione dei dati personali, concernente i trattamenti non occasionali di dati personali effettuati, con strumenti elettronici, da forze di polizia.

[doc. web n. 6197012]

 

Registro dei provvedimenti
n. 74 del 23 febbraio 2017

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vice presidente, della prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

Vista la richiesta di parere del Ministero dell'Interno;

Visto l'art. 154, comma 4, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 recante Codice in materia di protezione dei dati personali (di seguito  Codice);

Vista la documentazione in atti;

Viste le osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

Relatore il dott. Antonello Soro;

PREMESSO

Il Ministero dell'interno ha chiesto il parere del Garante in ordine a uno schema di decreto con il quale devono essere individuati i trattamenti non occasionali di dati personali effettuati, con strumenti elettronici, presso il Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza o da forze di polizia sui dati destinati a confluirvi, ovvero da organi di pubblica sicurezza o altri soggetti pubblici nell'esercizio delle attribuzioni conferite da disposizioni di legge o di regolamento per finalità di polizia, nonché i relativi titolari (art. 53, comma 2, del Codice).

L'adozione di tale decreto è prevista per disposizione di legge così da esplicitare l'esistenza di tali trattamenti e l'identità dei relativi titolari, anche a fini della tutela dei diritti degli interessati. Il decreto sarà sottoposto al vaglio delle competenti Commissioni parlamentari e, una volta adottato, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, e dovrà essere inserito come allegato (Allegato C) al Codice.

Il presente parere si riferisce a una versione aggiornata dello schema che tiene conto degli approfondimenti svolti nell'ambito di alcuni incontri tenutisi presso quest'Autorità.

Il testo, come indicato anche nella relazione illustrativa, si compone di tre articoli, che individuano, rispettivamente, l'oggetto e ambito di applicazione (art. 1), il rinvio per l'individuazione dei trattamenti alle schede allegate, indicate nel numero di 77 (art. 2), la clausola d'invarianza finanziaria. Le schede sono suddivise per titolare del trattamento;  mantenendo la numerazione originaria, le schede da 1 a 39 riguardano trattamenti svolti dal Ministero dell'Interno e sue articolazioni territoriali, da 40 a 55 trattamenti svolti dal Comando generale dei Carabinieri -che includono i trattamenti prima svolti dal Corpo forestale dello Stato oggi confluito nell'Arma ( una scheda)-, da 56 a 75 i trattamenti svolti dal Comando generale della Guardia di Finanza, la scheda n. 76 riguarda trattamenti svolti dal Ministero della Giustizia- Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria.

OSSERVA

Incappucciato Pullover Antivento Felpa Esterno Manicotto Cappotto Superiori Pioggia Vpass Incoerente Solido Impermeabile Scuro Lungo Donne Impermeabile Giacca Parti Blu 1. L'individuazione dei trattamenti ai sensi dell'articolo 53, comma 2, del Codice assume particolare importanza nel quadro dell'attuazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali a trattamenti effettuati per finalità di particolare interesse pubblico.

Pur nella generale applicabilità delle disposizioni del Codice anche ai trattamenti svolti per finalità di polizia, alcuni princìpi in materia di protezione dei dati personali si applicano all'attività delle forze di polizia e di alcuni altri soggetti pubblici sulla base di adattamenti necessari in ragione della specificità dell'attività svolta. E' pertanto necessaria, per disposizione di legge, una ricognizione analitica ed esaustiva di tali trattamenti, da mantenere aggiornata nel tempo.

L'inclusione o meno di un trattamento nel testo del decreto assume rilievo ai fini delle garanzie e dei diritti degli interessati (si pensi, ad esempio, all'informativa da rendere o meno individualmente agli interessati). Ciò in quanto ai trattamenti per le finalità indicate, da menzionare nel decreto de qua, non si applicano tutte le disposizioni del Codice, stanti le eccezioni previste dal menzionato articolo 53, comma 2.

Nel decreto devono, giusta le modifiche apportate all'articolo 53 del Codice dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, essere elencati i trattamenti di dati "previsti da disposizioni di legge, di regolamento" individuati dal decreto stesso, effettuati per le finalità di polizia.  Il paragrafo 1 dell'articolo 53 specifica in merito che "si intendono effettuati per finalità di polizia i trattamenti di dati personali direttamente correlati all'esercizio dei compiti di polizia di prevenzione dei reati, di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché di polizia giudiziaria, svolti, ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati".

Il presente parere è reso previa verifica per ciascuno dei trattamenti individuati che vi sia coincidenza fra quanto indicato nel decreto e la disposizione di legge o di regolamento indicata come riferimento. Ciò poiché in mancanza di una chiara e diretta corrispondenza tra base normativa e le finalità come sopra ricordate un determinato trattamento non potrebbe essere comunque sottratto all'intero ambito applicativo del Codice, malgrado l'eventuale indicazione nel decreto stesso.

2. In questo quadro il Garante, fermo restando che spetta alle amministrazioni interessate l'individuazione dei trattamenti e della predetta specifica base normativa, rileva che riguardo a taluni trattamenti inseriti nello schema non consta l'esistenza di una disposizione di legge o di regolamento nel senso descritto ovvero non è sufficientemente dimostrato il nesso di correlazione diretta tra il trattamento di dati e la finalità di polizia.

2.1. Trattamenti per i quali non consta l'esistenza di una disposizione di legge o di regolamento.

La legge n. 121 del 1981 obbliga le forze di polizia a far confluire nel Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza informazioni e dati destinati all'analisi e alla valutazione, nonché alla loro successiva disponibilità da parte delle medesime forze di polizia (art. 6, primo comma, lett. a), l. n. 121/1981).

Ciò premesso, stante la documentazione disponibile, va in particolare rilevato che, diversamente da altri trattamenti effettuati dall'Arma dei carabinieri e inclusi nel decreto, non consta con evidenza l'esistenza di una specifica base normativa idonea a giustificare la menzione distinta di due specifici trattamenti di tale forza di polizia, in via permanente e in forma autonoma rispetto a quelli riguardanti dati destinati a confluire nel C.e.d.. Ciò, con riferimento al trattamento denominato "Memoriale/ordine di servizio informatizzati e gestione attività operativa" effettuato presso il Comando generale dell'Arma dei carabinieri, riguardante dati concernenti, rispettivamente, "soggetti di interesse operativo e/o controllati in attività d'istituto, obiettivi sensibili, esercizi pubblici, eventi criminosi" e "soggetti coinvolti a vario titolo in eventi o operazioni condotte da reparti dell'Arma dei carabinieri" (scheda 47).

Al riguardo anche se nella scheda si specifica che "L'applicazione costituisce una banca dati autonoma a supporto dell'automazione delle attività d'istituto dell'Arma dei Carabinieri, destinata a non replicare massivamente i dati presenti presso il C.E.D. interforze", non è stata indicata alcuna fonte normativa (anche solo di rango regolamentare) che disciplini tale banca dati, caratterizzata, oltretutto, dalla raccolta di dati non omogenei.

Resta fermo che l'Arma dei carabinieri potrà sostanzialmente svolgere tali attività ad altro titolo, ai sensi della menzionata disposizione di cui alla legge n. 121/1981.

2.2. Trattamenti per i quali non risulta sufficientemente dimostrato il nesso di correlazione diretta tra il trattamento dei dati e la finalità di polizia.

Come già rilevato dal Garante nelle interlocuzioni avute con i rappresentanti del Ministero, è necessario sia garantita la congruenza rispetto all'ambito applicativo del decreto, considerato che il comma 1 dell'art. 53 fa esclusivo riferimento ai "trattamenti di dati personali direttamente correlati all'esercizio dei compiti di polizia di prevenzione dei reati, di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché di polizia giudiziaria, svolti ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati".

2.2.1. Al riguardo per alcuni trattamenti non consta l'esistenza di elementi normativi idonei a giustificarne l'inserimento nel provvedimento di cui trattasi, segnatamente i trattamenti riguardanti il rilascio di licenze, autorizzazioni, nulla osta o altri atti di assenso da parte del Ministero dell'Interno o di sue articolazioni territoriali (Prefetture, Questure).

Ciò vale in particolare per i trattamenti descritti alle schede n. 29 (Guardie particolari, istituti di vigilanza e di investigazione privata), 31 (Esercizi pubblici, agenzie pubbliche e altre classi di rivenditori), n. 32 (Gestione uso di aree di atterraggio e disciplina del volo da diporto o sportivo), n. 33 (Lasciapassare per giornalisti e fotocinereporter italiani e stranieri) e n. 36 (Detenzione e gestione delle armi da fuoco per uso scenico).

Nel corso di alcuni incontri preliminari, il Garante aveva espresso perplessità -esplicitate anche per iscritto in una nota inviata al Ministero dell'Interno il 27 novembre 2015- in merito alla riconducibilità di alcune funzioni indicate dal Ministero dell'interno alla nozione di trattamento effettuato per finalità di polizia, poiché le medesime apparivano piuttosto parte di procedimenti amministrativi per la concessione di autorizzazioni o nulla osta o altri atti di assenso afferenti allo svolgimento di attività, oppure attenevano a compiti di vigilanza sull'osservanza delle disposizioni attinenti alla circolazione stradale, e aveva chiesto al Ministero dell'Interno una verifica puntuale ed una attenta riflessione in merito agli stessi.

Con la nota di trasmissione dell'ultima bozza di decreto in argomento, il Ministero dell'Interno ha reiterato quanto in precedenza rappresentato, confermando di ritenere che tali trattamenti, con particolare riferimento a quelli indicati nelle schede dal n. 29 al n. 39, debbano essere inseriti "nel novero di quelli sottratti al regime comune in materia di trattamento dei dati personali, ai sensi dell'art. 53, comma 2, citato, attese le loro evidenti finalità di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.".

Il Ministero dell'Interno basa il proprio convincimento su alcune sentenze della Corte Costituzionale in tema di legittimità delle risalenti disposizioni legislative che hanno operato i primi rilevanti trasferimenti di funzioni dallo Stato agli Enti locali (Cost.  1987, n. 77, sui poteri di direttiva e di revoca dello Stato, per esigenze di pubblica sicurezza, in merito ad alcune funzioni trasferite ai Comuni dall'art. 19 del  d.p.r. n. 616 del 1977; Cost. 1988 n. 218,  sul trasferimento alle Regioni, ad opera dell'art. 62 del d.p.r. 24 luglio 1977, n. 616, delle competenze in materia di vigilanza sull'applicazione delle norme di polizia delle cave e torbiere, di cui al d.p.r. 9 aprile 1959, n.128; Cost. 2001, n.290, sulla legittimità del comma 2, lettera d), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 sul trasferimento ai comuni dei compiti relativi alle licenze per le agenzie di affari, già di competenza del questore).

Cappotto Impermeabile Pioggia Scuro Felpa Solido Giacca Blu Lungo Manicotto Pullover Parti Impermeabile Incappucciato Antivento Esterno Vpass Superiori Incoerente Donne Da tali sentenze il Ministero trae la conclusione che le c.d. funzioni di Polizia amministrativa possono anche rivestire una "rilevanza specifica in relazione alle esigenze di preservazione dell'ordine pubblico" e che la riconducibilità dei trattamenti in argomento a esigenze di pubblica sicurezza "può desumersi, con tutta evidenza, dall'attribuzione stessa della competenza in merito allo Stato e agli uffici dell'Amministrazione dell'interno che, in effetti, in virtù dei noti principi costituzionali di riparto delle attribuzioni tra Stato e Regioni, si giustifica solo in presenza di esigenze di "preservazione dell'ordine pubblico".

Orbene, non compete a questa Autorità stabilire la nozione, in termini assoluti, di "Polizia Amministrativa" in tutte le sue declinazioni, anche tenendo conto che gli aspetti della nozione sono strettamente legati al contesto in riferimento al quale il termine è impiegato.

Spetta, invece, a questa Autorità valutare se i trattamenti inseriti nella bozza di decreto sottoposto alla sua valutazione rientrino nella nozione di "trattamento per finalità di polizia" come legislativamente determinato dal Codice stesso.

Ebbene, anche per tale compito possono tornare utili i più recenti insegnamenti della Corte Costituzionale,  la quale ha più volte ribadito che la materia dell'ordine e della sicurezza attiene "alla prevenzione dei reati e al mantenimento dell'ordine pubblico", laddove l'ordine pubblico deve essere inteso come "complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge l'ordinata e civile convivenza nella comunità nazionale" (cfr. ex multis sent. nn. 290 del 2001 e n. 129 del 2009), mente invece rientrano fra i compiti di polizia amministrativa "le misure dirette ad evitare danni o pregiudizi che possono essere arrecati a soggetti giuridici o alle cose […], purché non siano coinvolti beni o interessi specificatamente tutelati in funzione dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica" (cfr. sent. n. 218 del 1988 e ancora n. 129 del 2009).

Pertanto, pur dando atto al Ministero dell'Interno di aver integrato le relative schede per cercare di rendere più evidente il nesso di correlazione richiesto dall'articolo 53, comma 1, si rileva che la formulazione introdotta a corollario della descrizione del trattamento operata in ciascuna delle schede su richiamate, secondo cui "il trattamento è effettuato…ai fini della verifica dei presupposti e dei requisiti e soggettivi richiesti dalla legislazione di pubblica sicurezza che, contemplando il procedimento di cui trattasi, lo annovera tra quelli rilevanti ai fini della tutela dell'ordine e della scurezza pubblica", appare invero piuttosto solo una clausola di stile.

2.2.2. Analoghe considerazioni attengono ai compiti di vigilanza sull'osservanza delle disposizioni attinenti alla circolazione stradale ed all'individuazione dei trattamenti effettuati relativi alle violazioni del codice della Strada ed agli incidenti stradali come descritti nelle schede n. 24 (Incidenti stradali Sistema PS 2000 INFO), n. 25 (Violazioni Codice della Strada – Sistema PS 2000 VERBALI) e n. 53 (Sistema informativo per la rilevazione e la trasmissione dei dati sugli incidenti stradali (Gest-Inc.).

Il Ministero dell'Interno nella già citata nota di accompagnamento del testo del provvedimento, ritiene corretto l'inserimento del trattamento nello schema di decreto in quanto "l'attività di polizia stradale, che trova espresso riconoscimento negli artt. 11 e 12 del Codice della Strada (CdS), seppur ontologicamente rivolta a finalità  diverse da quelle di "polizia" intese secondo i parametri fissati dall'art. 53 del Codice della privacy, rimane tuttavia strettamente correlata ad esse".

Ciò in quanto alcune violazioni al Codice della strada costituiscono illeciti penali (es. art. 186 C.d.S., "Guida sotto l'influenza dell'alcool") ed anche violazioni attualmente depenalizzate come la guida senza patente "diventino illeciti penali in caso di reiterazione, è ulteriore argomento a supporto della riconducibilità dell'attività di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale alle finalità di prevenzione e repressione dei reati – e quindi di polizia- di cui all'art. 53 del Codice".

Al riguardo non si può che ribadire che il campo di applicazione del decreto di cui all'art. 53 è invece limitato ai trattamenti che "ontologicamente"  sono finalizzati all'attività di polizia come definita nel Codice.

Occorre peraltro rilevare che la non riferibilità dei trattamenti in argomento al novero di quelli indicati nell'art. 53 del Codice non preclude la loro registrazione nel C.E.D., come prevede l'art. 54, comma 2, del Codice, ai sensi del quale "i dati trattati per le finalità di cui al medesimo articolo 53 sono conservati separatamente da quelli registrati per finalità amministrative che non richiedono il loro utilizzo."  Tuttavia, al trattamento di tali dati per finalità amministrative non si applicano le disposizioni contenute nella parte II, titolo II del Codice che riguardano i trattamenti effettuati per finalità di polizia.

Naturalmente, ove, nei casi concreti, alcuni di tali dati afferiscano ad attività direttamente correlate all'esercizio dei compiti di cui all'art. 53 del Codice, il relativo trattamento rientrerà nella finalità di polizia.

2.2.3. Osservazioni simili possono esser riferite ai trattamenti descritti nelle schede nn. 54 (Sistema informativo per la tutela del lavoro regolare (sis.lav.) e 57 (Sistema di monitoraggio del territorio per la tutela del lavoro regolare (si.mo.tel.) svolti dal Comando generale dell'Arma dei Carabinieri. Pur dando atto degli sforzi compiuti per integrare le schede afferenti ai trattamenti svolti dall'Arma allo scopo di rendere più evidente la diretta correlazione del trattamento con le attribuzioni conferite alla stessa, dalla descrizione contenuta nelle schede indicate emerge che il trattamento stesso è riconducibile a finalità di "attività ispettiva o di vigilanza in materia di previdenza sociale e lavoro" e pertanto non sembra rientrare nei trattamenti per finalità di polizia ex art. 53 del Codice.

3. Ulteriori osservazioni

3.1. Per quanto riguarda il trattamento denominato "Sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni"(C4I) svolto dal Comando generale della Guardia di Finanza (scheda n. 68), preso atto delle specificazioni fornite, sembra opportuno inserire nella scheda la descrizione della struttura del trattamento contenuta nelle Note descrittive dei trattamenti della GdF (allegato 4 della nota di trasmissione del Ministero dell'Interno) e precisare che, ove i dati contenuti nelle banche dati di supporto siano destinati a confluire nel C.E.D. interforze deve evitarsi la loro permanenza anche nelle prime, per evitare duplicazioni di banche dati.

3.2.  Numero unico europeo (112 NUE). Tre sono le schede che fanno riferimento ad attività legate all'esercizio di questo numero, la scheda 1, punto 9, la scheda 13 (riferita alla Polizia di Stato), la scheda 48 (riferita all'Arma dei Carabinieri). Al riguardo, considerata la struttura delle schede -che distinguono i trattamenti di dati in base alla titolarità degli stessi- si suggerisce di integrare la descrizione del trattamento contenuta nelle schede 1, punto 9 e 13 con le precisazioni contenute nella Nota descrittiva di detti trattamenti che figura all'allegato 2 della nota inviata dal Ministero dell'Interno, in modo da spiegare l'apparente duplicazione dei trattamenti ivi previsti.

3.3. Sistema S.I.A. - Sistema informativo automatizzato per gli Uffici della Polizia di Frontiera e per le III Sezioni degli Uffici immigrazione delle Questure (scheda n. 8).

Nel prendere atto delle precisazioni fornite con la Nota descrittiva di tale trattamento che figura all'allegato 3 della nota inviata dal Ministero dell'Interno e che chiarisce l'autonomia del suddetto trattamento rispetto a quelli operati dalle banche dati impronte digitali A.F.I.S., dal C.E.D. interforze (SDI) e dal Sistema informativo Schengen (SIS II), si rappresenta che tra le fonti normative indicate nella schede -anche nella versione da ultimo trasmessa il 3 febbraio u.s.- ve ne sono talune che sembrano non conferenti rispetto al predetto trattamento. Si fa riferimento in particolare agli articoli citati del decreto lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'amministrazione digitale), al D.P.C.M 13 novembre 2014, recante "Regole tecniche  in  materia  di  formazione,  trasmissione,  copia, duplicazione, riproduzione  e  validazione  temporale  dei  documenti informatici nonchè  di  formazione  e  conservazione  dei  documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi  degli  articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1,  del  Codice  dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005.".

Analogamente va rilevato che le Decisioni dell'Unione europea 2015/1523 e 2015/1601, pure indicate tra le fonti, riguardando l'istituzione di misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia sono relative piuttosto ad attività di supporto per lo svolgimento dei compiti attribuiti alle Autorità competenti in materia di immigrazione ed asilo diverse, pertanto, dalle finalità di polizia di cui all'art. 53 del Codice.

3.4. Sistema A.F.I.S.(Automated Fingerprint Identification System)- Scheda n. 19: nella descrizione del trattamento, al punto 1, si indica il Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione. Al riguardo andrebbe precisato se a detto Dipartimento sono attribuiti nella specie compiti "di polizia" ovvero se il trattamento effettuato dalla polizia scientifica è da considerare "di supporto" per l'espletamento dei compiti attribuiti al suddetto Dipartimento in materia di immigrazione ed asilo, in particolare dal sistema Dublino, anche attraverso l'uso della banca dati Eurodac (citata tra le fonti normative). Nel secondo caso il testo andrebbe riformulato per garantire che la scheda contenga solo i trattamenti effettuati per le finalità di polizia come definite dall'art. 53 del Codice.

3.5.Sistema informativo per il trattamento dei dati genetici (CC DNA)-Scheda n. 51.

Tra le fonti normative si richiama espressamente l'art. 35 (disciplina transitoria) del D.P.R. n. 412 del 2016 recante Regolamento di attuazione della legge n. 85 del 2009, che ha istituito la banca dati DNA, onde si evince che tale trattamento abbia carattere di temporaneità essendo destinato a confluire nel trattamento di cui alla scheda n. 6.

E' pertanto necessario aggiungere tale precisazione nella descrizione del trattamento.

3.6.  S.I.A.C. - Sistema Informativo Anti Contraffazione - Scheda n. 70 

E' opportuno inserire nella scheda la descrizione delle finalità del trattamento contenuta nelle note descrittive dei trattamenti della Note descrittive dei trattamenti della GdF (allegato 4 della nota di trasmissione del Ministero dell'Interno):

"a. analisi di rischio per l'orientamento delle funzioni di polizia giudiziaria e polizia economico-finanziaria al fine di prevenire, ricercare e reprimere i reati in materia contraffazione, pirateria e commercio abusivo nonché per tutelare la sicurezza dei prodotti, del made in ltaly e delle denominazioni ed indicazioni geografiche protette;

b. prospettare attività di cooperazione tra gli attori istituzionali e, in particolare, tra le Forze di polizia;

c. rendicontare l'attività di polizia giudiziaria e di vigilanza economico-finanziaria svolta dalla Guardia di Finanza nello specifico settore per le successive finalità di analisi."

3.7.  S.I.A.F. - Sistema Informativo Anti Frode – Scheda n. 71

Anche  per questa scheda è opportuno inserire la descrizione delle finalità del trattamento contenuta nelle Note descrittive dei trattamenti della G.d.F. (allegato 4): "orientare l'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria e polizia economico-finanziaria per la prevenzione, ricerca e repressione dei reati di indebita percezione, malversazione e frode che abbiano ad oggetto risorse erogate dall'Unione Europea per il sostegno delle politiche di sviluppo e coesione dei territori, nonché alle ipotesi di corruzione e altri reati contro la Pubblica Amministrazione".

3.8. Mo.Co.P. – Sistema informativo integrato per le attività di monitoraggio dei contratti pubblici – Scheda n. 72

Parti Blu Cappotto Pioggia Lungo Esterno Donne Incappucciato Felpa Impermeabile Giacca Manicotto Incoerente Scuro Vpass Antivento Solido Superiori Pullover Impermeabile Nelle fonti normative indicate nella scheda l'unica che tratta specificamente di connessione della G.d.F. con altre banche dati è l'art. 25 del d. l. 22/06/2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), secondo cui gli appartenenti al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della  Guardia di Finanza, allo scopo di vigilare sul corretto utilizzo delle agevolazioni previste dal decreto-legge, "possono accedere, anche per via telematica, alle informazioni detenute nelle banche dati in uso al Ministero dello sviluppo economico, agli Enti previdenziali ed assistenziali, nonché, in esenzione da tributi e oneri, ai soggetti pubblici o privati che, su mandato del Ministero dello sviluppo economico, svolgono attività istruttorie e di erogazione di fondi pubblici. Tali soggetti pubblici e privati consentono, altresì, l'accesso alla documentazione in loro possesso connessa alla gestione delle risorse finanziarie pubbliche."

Non risulta indicata alcuna base normativa (anche solo di rango regolamentare)  che, ai sensi dell'art. 54 del Codice, preveda l'acquisizione da parte della Guardia di Finanza  delle informazioni contenute nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici (gestita dall'ANAC) e la "AT Web" di cui è titolare il Ministero dell'Economia e Finanze.

4. Ai fini dell'analisi che precede si rappresenta che alcuni dei trattamenti su cui in precedenza erano stati espressi dubbi circa la congruità della base normativa non sono più oggetto di specifica osservazione essendo disciplinati nello schema di regolamento generale ed in quello settoriale che regolamenta le attività del C.E.D. interforze, predisposti dal Ministero dell'Interno per dare attuazione all'articolo 57 del Codice sui quali pure il Garante si accinge a rendere parere. Ci si riferisce in particolare ai trattamenti individuati nelle schede n. 15 (Sistemi di videosorveglianza), n. 18 (Sistema di documentazione video-fotografica dei servizi di ordine pubblico e di polizia giudiziaria), nn. 20 e 21 (Bodycam 1 e 2).

Si suggerisce peraltro di riconsiderare prima dell'adozione definitiva del decreto l'aggiornamento e l'esaustività delle fonti normative indicare nelle diverse schede, valutando l'opportunità, laddove utile, di inserire anche  un riferimento alle disposizioni rilevanti dei suddetti decreti.

TUTTO CIO' PREMESSO IL GARANTE:

esprime parere nei termini di cui in motivazione sullo schema di decreto volto a individuare i trattamenti di dati non occasionali effettuati, con strumenti elettronici, dal Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza o da forze di polizia sui dati destinati a confluirvi, ovvero da organi di pubblica sicurezza o altri soggetti pubblici nell'esercizio delle attribuzioni conferite da disposizioni di legge o di regolamento per finalità di polizia, nonché i relativi titolari, con la condizione che i trattamenti individuati ai punti 2.1 e 2.2 siano espunti dallo schema in quanto, dalla documentazione trasmessa dalle amministrazioni competenti, non risultano, allo stato, basi normative idonee a giustificare la corretta inclusione dei trattamenti stessi nell'ambito di quelli individuati nel decreto e con le osservazioni formulate al punto 3.

Roma, 23 febbraio 2017.

Lungo Superiori Pullover Giacca Blu Esterno Incoerente Incappucciato Felpa Manicotto Scuro Antivento Donne Vpass Impermeabile Pioggia Parti Cappotto Solido Impermeabile  

IL PRESIDENTE
Soro

 

IL RELATORE
Soro

 

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia